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Intervista a Gigi Proietti (a cura di Katia Ippaso)
Postato il di admin

Articoli di giornali Come si spiega Il successo del film ritardato negli anni Novanta? Sono forse cadute certe barriere ideologiche? E' salita la febbre del gioco? C'è un revival della scuola comica romana, o che altro? ? ? ? ?

Come si spiega Il successo del film ritardato negli anni Novanta? Sono forse cadute certe barriere ideologiche? E' salita la febbre del gioco? C'è un revival della scuola comica romana, o che altro? ? ? ? ?

Si è riconosciuta in quel film una comicità che poi è scomparsa. In seguito sono nati il filone demenziale, la comicità nordica, quella milanese, oggi va forte quella toscana...lì c'era una forte concentrazione di comicità romana, anche se il film da un certo punto in poi è andato bene ovunque, non solo nella capitale. Si trattava di un comico basato sulle gags, sui ritmi.


Quanto aiuta la parlata ai fini dell'effetto comico?

Il romano non è un vero dialetto. E' una specie di slang. Ed è importante usare quello vero, mai quello artificioso. Il romano che parliamo regolarmente io e Gigi Magni, insomma.


Proietti, perchè dopo Febbre da cavallo non ha fatto più cinema?

Ho fatto diversi film fino agli anni '72 - '73. Dopo Febbre da cavallo ho fatto una partecipazione sempre in un film di Steno, una specie di remake di Un giorno in Pretura, pio ho recitato con Tavernier ma questo conta poco. La ragione sta nel fatto che io non mi produco. Diciamo che con il cinema ho avuto solo una storia di fidanzamento, non un vero matrimonio.


Si divertì molto a fare le sue "mandrakate" come fregare i soldi al macellaio coatto, Otello Rinaldi detto Manzotin?

Eravamo tutti ragazzi. Sapevamo di fare un film un po' commerciale, ma poi con il tempo ti accorgi che certe operazioni hanno una loro validità comunque, se naturalmente rispettano il genere.


Quel suo personaggio è talmente entrato nella memoria del pubblico, che lei l'ha trapiantato nel suo ultimo spettacolo, Prove per un recital, chiarendo anche la differenza tra il vero personaggio dei fumetti e il calco romano, molto più 'sbarcato' e domestico.

Sono ormai quattro, cinque anni che Febbre da cavallo viene mandato in onda dalle tv private a tutto spiano. Il pubblico conosce intere sequenze a memoria [!!!]. Qualcuno ancora mi ferma per strada e mi chiama Mandrake. Allora ho pensato che fosse divertente far ritornare il personaggio in un piccolo flash. Io vivo molto la città, per cui mi sembrava giusto rispondere a questa specie di richiesta popolare.


Da anni parla del remake. Ha ancora intenzione di chiamare tutti a raccolta per fare il seguito di Febbre da cavallo?

In genere io non credo molto ai remake, ma varrebbe la pena vedere qualcosa che si riferisca al mondo dei cavalli, alle piccole truffe. Con la produzione Solaris abbiamo comprato i diritti del remake, che mi piacerebbe intitolare Le mandrakate. Si tratta solo di individuare la formula che rispetti quella lì. Purtroppo alcuni attori non ci sono più: Mario carotenuto, Adolfo Celi...Bisogna trovare gli sceneggiatori...


Lei firmerebbe la regia?

No, quelle sono regie tecniche e servirebbe qualcuno che abbia un mestiere in quella direzione. Se debuttassi nella regia, mi piacerebbe fare qualcosa di diverso.


Secondo lei, perchè il personaggio di Mandrake è così popolare?

Appartiene alla schiera di quei perdenti che hanno avoto sempre ragione. In genere i personaggi forti sono due: il perdente e il cattivo. Il pubblico prova tanta simpatia nei confronti di Mandrake perché è un antieroe che vive di espedienti. Pratica l'arte di arrangiarsi. Fa di tutto per trovare poche lire che poi si va regolarmente a giocare.


Esiste tutto un mondo parallelo di giocatori incalliti...Nel fare Febbre da cavallo, l'ha sfiorato in qualche modo?

Io non sono un giocatore, tutt'altro. Avrò fatto un paio di giocate quando stavamo a Tor di Valle. Devo dire che è una reltà gigantesca, con il suo slang, con le sue regole codificate che non conoscevo e non continuo a conoscere...L'idea migliore sarebbe quella di fare un musical a teatro proprio su questo mondo a parte.


E i cavalli dove li mettiamo?

A teatro si può fare tutto.

 
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